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Sull'altare
principale della chiesina campeggia un grande quadro davvero di buona
fattura eseguito dal pittore Prof. E. Ballerini (1940).
Sulla
tela (alta m 2,25 e larga m 1,35) è rappresentato l'incontro di San
Giuda Taddeo con Abgar, re di Edessa, sull'altopiano mesopotamico
ai confini con la Siria.
Abgar era stato informato che uno straniero era giunto in città e
operava prodigi di ogni genere. Il re lo mandò a chiamare e San Giuda
gli portò un'effige del Salvatore.
La figura luminosa del Maestro guarì istantaneamente il re malato
di lebbra. Questo miracolo conquistò alla fede di Gesù il Re, la sua
famiglia e gran parte della popolazione.
Questo
episodio è come la sintesi della vita dell'Apostolo e dell'Opera sua.
Come San Giuda Taddeo mostrò un giorno al re il volto del Redentore,
così continua a mostrarlo alle genti nei secoli e come in quel giorno,
egli illumina i popoli, le menti e i cuori.
In
quest'altro quadro iconografico è raffigurata l'immagine del Santo.
Oggi
è possibile venerarla nella sagrestia della chiesa. In origine era
allestito in una piccola cappella, prima della costruzione della piccola
chiesa, dove accorrevano molte persone per pregare ai piedi di San
Giuda Apostolo.
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Giuda
Taddeo. Jusepe de Ribera,
Immagine di G. Madrid,
Museo del Prado (sec. XVII)
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Nelle
raffigurazioni degli Apostoli e negli episodi evangelici, nonché
in alcune scene della vita della Vergine, S. Giuda è naturalmente
presente, ma senza alcuna particolare distinzione anche dove la rappresentazione
rivela una certa cura di caratterizzazione. Di solito, il suo aspetto
è quello di un uomo maturo, barbato o addirittura di un vecchio.
Là dove S. Giuda è protagonista, invece, alla sua immagine
fa quasi sempre riscontro quella di Simone, cui fu unito nel martirio
ed in questo caso, la raffigurazione è tale da formare un contrasto
con il compagno, vecchio e talvolta decrepito e cadente. Un dipinto
di scuola tedesca del XV sec. nella Pinacoteca Vaticana, ci propone
senz'altro una immagine di S. Giuda imberbe e quasi adolescente, che
riecheggia quella di un dossale del XIII sec., opera del Maestro Varlungo,
in cui S. Giuda, con altri santi, figura a lato dell'arcangelo Michele
ed ha una ricca e giovanile capigliatura (Coll. Fiammingo, Roma).
Tuttavia
in
genere S. Giuda compare, come si e detto, nella piena maturità
degli anni, recando come attributi il libro o il rotulo, in memoria
della sua missione apostolica in Asia Minore o gli strumenti del martirio
rappresentati, a seconda delle versioni della leggenda, da una mazza,
dalla spada, dalla scure e da una alabarda.
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Giuda
Taddeo. Pietro Paolo Rubens,
Immagine di G. Madrid,
Museo del Prado (sec. XVII)
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Con
la spada egli appare in un dipinto di scuola toscana del XIV sec.
(Vassar College, Ponghweepsil) e con il libro, aperto sul braccio
sinistro e sorretto con la destra, in un affresco di scuola senese
(1413) di S. Donato in Poggio (Tavernelle) in cui sta a lato della
Vergine, con S. Simone. Accanto a S. Felicita, in aspetto di uomo
maturo, S. Giuda è stato dipinto da Spinello Aretino e Lorenzo
di Niccolò (1401; Museo dell'Accademia, Firenze); e vecchio,
con l'attributo del libro appare in una statua del XIV sec. a Friburgo
e in una statuetta in legno del XV sec. A Blutenburg in Baviera.
In questo caso, tuttavia, l'attributo è la mazza con cui sarebbe
stato martirizzato.
Le
scene della condanna e del supplizio sono abbastanza frequenti nell'iconografia
di S. Giuda Una pala di G. Cozzarelli (sec. XV) attualmente dispersa, propone
in modo drammatico il rifiuto da parte di S. Giuda e Simone di adorare gli
idoli, quando già i carnefici levano su di loro le spade; l'uccisione
è invece rappresentata da Francesco Providoni (XVII sec.) nel
Museo di Tours e dal Maulbertsch in un quadro nel Museo dell'arte
barocca di Vienna, nonché nel bassorilievo del timpano della
chiesa dei SS. Simone e Giuda di Venezia, opera di Francesco Penso.
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Giuda
Taddeo (1620)
di Anthony Van Dyke (1599-1641)
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Altri
episodi della leggenda ritroviamo in una pala di Luis Borrassa (sec.
XV, Museo di Vich) in cui S. Giuda e Simone guariscono dalla lebbra
il re Abgar, e in un dipinto di Giulio Benso (XVII sec.) nella chiesa
di S. Bartolomeo a Genova, che ricorda il battesimo di Anania a Edessa.
Sebbene alcune città dell'occidente europeo si siano contese
le sue reliquie, dopo il XVII sec. il culto di S. Giuda si accentra
nell'Europa orientale: in Austria, dove nel Museo di Vienna, ritroviamo
una bellissima raffigurazione opera dell'artista Anthony Van Dyck
(1620) e che potete osservare qui al lato, in Cecoslovacchia ricordiamo
la statua di S. Giuda con la mazza opera di Matteo Braun nella Cattedrale
di Praga, XVIII sec. e in Polonia dove il nome di Taddeo, usato preferibilmente
a quello di Giuda, è frequente ed è l'immagine dell'apostolo
comune nell'arte popolare.
Un
trittico della scuola di Opatowki (XV sec. Museo Narodowe di Varsavia)
già pone, al lato della Vergine, l'immagine di S. Giuda tipica
dell'arte polacca: un uomo ancor giovane, con una lunga barba e che
nella destra reca l'alabarda e nella sinistra il libro.
Ancora nel nostro secolo S. Giuda ha ispirato diverse opere ai moderni
artisti polacchi, uno tra questi è Jozef Mehoffer che lo ha
ben caratterizzato tra gli apostoli in una vetrata della cattedrale
di Friburgo in Svizzera, abbigliato con ricche vesti di foggia medievale.
Altri artisti hanno raffigurato S. Giuda in incisioni destinate ad
illustrare libri popolari di argomento religioso.
BIBL.:
A. Kuhn, Die Polnische Kunst von 1800 bis zur Gegenwart, Berlino
1930, pp. 67, 129; M. Walicki, Malarstwo Polskre XV weekn,
Varsavia 1938, tav. 47; Braun, coll. 389-91; L. Llewellyn, Folk
Art in Poland, in Magazine of Art, XLII (1949), pp. 27-29;
Kaftal, coll. 965-68; Réau, III, pp. 764-65.
Maria Letizia Casanova
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